Fahrenheit 451: Chi ha paura dei libri per bambini? (di Claudia Scavarda)

Ci sono situazioni nelle quali mi riesce proprio impossibile separare gli aspetti pubblico, privato e professionale della mia vita.
La censura messa in atto dal Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, che ha messo all’indice una lunga serie di titoli di libri per l’infanzia, è una di queste.

I fatti

Lo scorso 24 giugno il neosindaco ha inviato al personale docente di asili nido e scuole dell’infanzia una Circolare che recita:
“Si chiede di voler raccogliere i libri “gender”, genitore 1 e genitore 2, consegnati durante l’anno scolastico e prepararli al fine del ritiro che avverrà al più presto da parte di un incaricato. Con i migliori saluti”. (PG. N. 282873)
La lista di libri incriminati è stata resa pubblica da Camilla Seibezzi, delegata ai diritti civili della precedente giunta.

Premesso che considero la censura di per sé un reato intellettuale,  sono andata per curiosità a scorrere i titoli incriminati. A questo punto la mamma, la mediatrice familiare, la children counsellor e la pubblica amministratrice, insomma tutte queste parti della mia esistenza che di consuetudine vivono separate e hanno spesso opinioni e bisogni dissonanti sono insorte e si sono coalizzate unanimi.
Provo in ogni caso a esplicitarne il pensiero singolarmente, da ogni punto di vista.

La mamma

Le mie figlie hanno concluso il triennio di frequenza di un asilo parificato, gestito da suore. Iscrivendole ho messo in conto che avrebbero ricevuto informazioni ed orientamento educativo di matrice cattolica. Le bambine stanno bene, sono ancora vive, non manifestano segni di squilibrio mentale eppure hanno una mamma agnostica, che vive con un uomo che non è il loro padre biologico, che ha due figli nati da un matrimonio precedente e che loro considerano come fratelli. Hanno un papà che vive lontano e che frequentano con regolarità, che ha una vita sentimentale vivace e movimentata e che loro amano molto. Sanno di essere venute al mondo dall’unione di un ovulo e di uno spermatozoo (nel loro caso in provetta e, consapevoli di questo, non ne sembrano minimamente turbate) e quando la suora dice che i bambini vengono da Gesù non la contraddicono, perché sanno che possono esserci visioni e punti di vista differenti sulle cose, anche quelle importanti. Hanno competenze relazionali tali per cui alla mamma dell’amico o al panettiere sanno spiegare che l’uomo che è con loro non è il loro papà, perché il papà ce l’hanno altrove, ma che quello è come un papà e come tale le ama e le tratta. Certo, se è il caso lo spiegano, altrimenti hanno anche imparato a glissare e annuire sorridendo a chi definisce quell’uomo “papà”. Sanno che il problema (di comprensione) non è loro, ma dell’altra persona che non ha sufficienti informazioni e sanno anche che questa attribuzione di ruolo inesatta non compromette le relazioni.

L’equilibrio affettivo di queste bambine è sicuramente il prodotto di un grande lavoro fatto tra le mura domestiche, mi sento però di riconoscere quanto sia stato importante il supporto di tanti libri per l’infanzia che con immediatezza, spesso senza parole e con estrema efficacia, hanno reso possibile la comunicazione tra me e le mie figlie, tra le mie figlie e i loro quasi fratelli, tra loro quattro e tra i bambini e i  nonni. Ovviamente i titoli a noi più cari, quelli dei libri con le pagine più rovinate perché consultati spesso e il più delle volte in autonomia dai bambini, sono tutti nella lista nera del sindaco di Venezia.

Uno fra tutti è Il libro delle famiglie di Todd Parr (Ed. Piemme). Ne abbiamo acquistate due copie, perché una delle bambine lo ha voluto anche nell’altra sua casa, per spiegare bene bene le cose all’altro genitore.

Schermata 2015-07-03 alle 02.08.38

Il nostro essere una famiglia strana, non ortodossa per quella che è l’ortodossia della porzione di mondo fuori dalla porta di casa, il nostro essere a volte in 4 a volte in 5 a volte in 6, il nostro vissuto di cambiamenti, spostamenti e riorganizzazione, insomma tutto quello che fa di noi molto più famiglia di quanto abbiamo vissuto in precedenza, ma in un modo che che agli altri è spesso incomprensibile, ha trovato legittimità  e conferme in questo libro tutto colorato, dove di pagina in pagina il gioco era riconoscersi nei personaggi, in ogni assetto diverso delle famiglie raccontate. Ah era un libro sul gender? Scusate non ce ne siamo mai accorti. Sarà che con il gender non abbiamo problemi, neanche con la famiglia per la verità, ma pare che per il resto del mondo non sia lo stesso.

La professionista

Come mediatrice familiare mi trovo spesso ad accompagnare nel percorso della separazione coppie con figli piccoli o adolescenti. Uno degli strumenti più efficaci che propongo ai genitori che si separano è l’utilizzo di libri, da leggere con i bambini, per affrontare insieme e normalizzare l’esperienza di cambiamento che la separazione comporta. Non necessariamente si tratta di libri per l’infanzia che affrontano il tema della separazione, posso affermare per i riscontri che ho avuto nel tempo, che i libri con maggiore efficacia parlano d’altro, parlano di libertà, di diversità, di resilienza. Uno per tutti è un libro che mai avrei pensato di trovare in una lista nera di testi da censurare.

Il pentolino di AntoninoIl pentolino di Antonino

Si tratta di Il pentolino di Antonino, di Isabelle Carrier (Ed. Kite).

“Antonino trascina sempre dietro di sé il suo pentolino. Un giorno gli è caduto sulla testa…non si sa bene perché. Si incastra dappertutto e gli impedisce di andare avanti. Un giorno non ne può più e decide di nascondersi. Ma le cose non sono così semplici…” (Quarta di copertina)

Il libro è parte di un progetto di co-educazione al quale collaborano l’editore Kite e l’Università degli Studi di Padova, i quali hanno pubblicato un quaderno pedagogico dal titolo Educazione, pentolini e resilienza, che evidenzia i nuclei pedagogici e il ruolo dell’insegnante e dell’educatore come tutori di resilienza.

Questo quaderno è per me uno strumento prezioso, che spesso impiego nella definizione delle strategie di intervento con bambini e famiglie che manifestano disagi relazionali e affettivi.

Come children counsellor e conduttrice di gruppi di parola lavoro quasi esclusivamente con bambini che provengono da famiglie tradizionali, con una mamma e un papà eterosessuali. La “normalità” non è garanzia di benessere e felicità.

L’amministratrice 

Da un anno mi occupo di cultura, istruzione, politiche sociali, pari opportunità e comunicazione per il piccolo paese nel quale vivo con quella cosa strana che io chiamo la mia famiglia.

Tra le tante urgenze e questioni da gestire, un progetto mi sta particolarmente a cuore ed è la biblioteca. Che non c’è, non ancora. Abbiamo tanti libri, alcuni proprio malandati, altri bellissimi, ci sono persone speciali che a titolo volontario impiegano energia intellettuale, tempo libero e buona volontà ma manca la biblioteca, uno spazio esclusivo, funzionale, adeguato, senza barriere architettoniche, per ospitare i libri, le attività culturali e ricreative che vogliamo mettere in moto e soprattutto  i cittadini. Si è attivata una macchina virtuosa di cooperazione sociale tra risorse del Comune, volontari e collaboratori esterni per cui lo spazio è stato individuato e si lavora sodo per renderlo agibile e funzionale. Ora, se in tutta questa profusione di impegno il Sindaco fosse venuto da me con una lista di libri da non acquistare o, se presenti, da dare alle fiamme, credo che sarebbero decadute in quell’istante le ragioni della mia presenza in Amministrazione. Se poi la questione fosse la rintracciabilità della tematica gender allora la faccenda sarebbe diventata tragicamente politica. Il Sindaco del mio Comune ed io siamo politicamente incompatibili e, consapevoli entrambi di questo, abbiamo deciso di lavorare insieme per la reciproca stima umana e professionale. In Comune mi occupo di ciò che riguarda la mia professione, non il mio pensiero politico, ma resta il fatto che una posizione come quella esternata da Brugnaro sarebbe per me incompatibile con l’esercizio della pubblica amministrazione.

Riguardo a temi quali la libertà intellettuale e il diritto alla differenza, ho avuto una grande fortuna: sono nata  e cresciuta ad Ivrea tra gli anni 70 e gli anni 80, immersa nella cultura olivettiana che ancora si respirava prepotentemente nelle scuole e nella vita sociale.
Nella biblioteca della scuola elementare che frequentavo, pubblica e popolare, c’erano libri che probabilmente oggi popolerebbero qualche lista nera come quella di Brugnaro. C’era un accesso libero e spontaneo alla conoscenza e una insolita – ho scoperto poi – predisposizione all’insegnamento della diversità e quindi dell’inclusione.

Negli anni ho vissuto, studiato e lavorato in alcune città italiane ed estere e ho conosciuto molte persone di estrazione, cultura e formazione differente. Il confronto con l’altro ha sempre confermato in me la sensazione di essere una “privilegiata” per l’esperienza formativa infantile.

Probabilmente la propensione in me ad un atteggiamento che sia sempre inclusivo e orientato alla valorizzazione della differenza trova proprio lì il suo germoglio.

Uno dei libri della mia infanzia è nella lista nera.
Uno dei libri che vorrei fortissimamente nella Biblioteca del mio Comune.
Uno dei libri presente negli scaffali della libreria di casa a cui hanno libero accesso i bambini.
Uno dei libri che nel lavoro con i bambini offre spunti nutrienti e coinvolgenti.

Piccolo Blu e Piccolo Giallo

Si tratta di Piccolo blu e piccolo giallo di Leo Lionni, un albo illustrato pubblicato nel 1959 negli Stati Uniti e in Italia nel 1967, da Emme Edizioni.
Non so cosa possa aver visto Brugnaro nelle due macchie di colore presenti in copertina, Piccolo Blu e Piccolo Giallo, due amici così affiatati che, giocando, finiscono per mischiarsi e diventare verdi.
Il gender non è nominato né alluso. Il libro parla di amicizia, di identità e di differenze, quindi chi legge può anche trovare spazio per una interpretazione connessa al genere, come una delle tante differenze che costellano l’esistenza umana.

Ricongiungendo i punti di vista mi sembra che, da qualunque prospettiva si guardi, la scelta politica di bandire una lista arbitraria di libri che pregiudizievolmente si ipotizza trattino di gender sia un goffo tentativo di contrastare una cultura orientata alla tolleranza, all’accoglienza, al confronto, allo scambio, all’uguaglianza di diritti, al diritto alla differenza.

Con maggiore o minore accanimento tocca ad ogni categoria di diversi un passaggio più o meno pesante, più o meno esplicito, sotto la gogna del senso comune fondato su un concetto indimostrabile di “normalità”.

Piccolo Blu e Piccolo Giallo

 

Claudia Scavarda

 

(Liberamente.mobi)

.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *