Glossario per Illustratori. L come LAVORO

Il lavoro in illustrazione rispetta regole precise codificate più e più volte nel corso del novecento da sperimentatori che hanno usato illustratori volentieri sacrificabili per amore della scienza ma la materia è stata affronatata sia da fisici teorici che da filosofi.

Solo dopo l’avvento del digitale e lo scambio dei lavori per posta elettronica tuttavia il campione di riferimento su cui effettuare le sperimentazioni si allargò a sufficienza per permettere la definizione di una curva matematica che oggi si applica con successo a quasi tutte le situazioni conosciute.

15127484_965305900268272_249923852_o

Secondo questa curva cartesiana originariamente sviluppata da Daniela Montieri possiamo suddividere il lavoro tipico dell’illustratore in cinque fasi:

-Nella prima fase l’ignoranza e incoscienza dell’illustratore è tale da fargli ritenere il lavoro qualcosa di inoffensivo e pure gradevole. Nei casi più acuti si è poi scoperto che gli illustratori in oggetto in questa prima fase erano pure convinti che in futuro sarebbero stati pagati.

-Nella seconda fase si fa strada la consapevolezza che il lavoro può nascondere insidie e possono esserci scenari di realizzazione difficoltosi. L’illustratore comincia a prendere le contromisure per condurre il lavoro in modo da renderlo comunque dignitoso. In questa fase gli illustratori riscrivono anche dieci volte di fila delle email dove chiedono lumi al cliente in modo da costruire una base alfabetica comune.

-Nella terza fase il dramma si palesa in tutta la sua evidenza e l’illustratore intravede il dramma in arrivo ma un istinto di autoconservazione poco attivo (se fosse pienamente attivo l’illustratore non avrebbe scelto questa professione e quindi non sarebbe tale), lo illude ancora che la curva possa in qualche modo essere corretta e questo lo porta alla:

-Quarta fase dove ormai abbandonata ogni remora l’illustratore grida da solo contro il monitor chiedendosi chi è e perché mai ha accettato questo cazzo di lavoro.
La Quarta fase in realtà è suddivisa idealmente in due parti. Nella prima espansiva si manifesta ira e sgomento. Questa si esaurisce velocemente in favore di un implosione razionale dove l’illustratore rivede tutto il suo percorso e prende consapevolezza in modo abbastanza obiettivo della condizione in cui si trova e questo avviene esattamente nel punto di non ritorno dela curva.

-Nella Quinta fase l’illustratore ha raggiunto appieno la consapevolezza del suo ruolo nella complessità del cosmo e del suo destino e apparentemente regna la pace.
L’illustratore sembra aver raggiunto un suo equilibrio stabile ma tiene i denti serrati e gli occhi sbarrati per tutto il resto del lavoro e si esprime solo con grugniti gutturali e sibili.
In realtà questa fase non ha un termine compiutamente calcolabile e infatti la curva rimane aperta.
Anche quando il lavoro termina spesso gli illustratori rimangono nella quinta fase nei lavori successivi fino al palesarsi di un una situazione nuova per natura o tipologia del cliente e in questo caso l’illustratore potrà rimuovere il vissuto e regredire alla prima fase.

In realtà dagli ultimi studi pare che nessun illustratore torna mai veramente lo stesso che era in precedenza una volta che ha oltrepassato la quinta fase e questo ci porta a suddividere idealmente gli illustratori in due gruppi: Quelli che cercano lavoro e quelli che lo hanno trovato.

PS – ringrazio ancora Daniela Montieri per la primigenia definizione della curva e il suo instancabile lavoro di ricerca:
Athos

 

 

.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *