Idle no more / Mai più passivi (di Marco Cinque)

Schermata 2013-08-10 alle 13.15.50Il movimento di protesta Idle No More (mai più passivi), formato dalle popolazioni native del Canada, ha caratterizzato la 12esima edizione della “Festa di Madre Terra”, rassegna annuale organizzata da Hunkapi (associazione che dà anche il nome a una rivista quadrimestrale), che si occupa di divulgare la cultura e i diritti dei popoli indigeni, in particolare nordamericani e canadesi.

Presso la “Casa del romano”, comune di Fascia, in provincia di Genova, nel cuore verde dell’Appennino Ligure, sono stati montati i tee-pee che hanno attratto centinaia di visitatori e appassionati provenienti da ogni parte d’Italia. I due principali ritmi del cuore (normale e accelerato) hanno pulsato per due giorni su un altopiano che si è vestito coi colori dei costumi e animato con le danze tradizionali di diverse tribù canadesi. A rappresentare i nativi del Nord America, il Lakota Gilbert Douville, ha espresso la sua solidarietà e quella del suo popolo al movimento Idle No More. Ma il movimento di protesta dei nativi canadesi attualmente si è diffuso anche tra tutte le tribù nordamericane ed ora inizia a coinvolgere persino gli indios dell’America Latina.
Riportiamo a seguire le testimonianze lasciate da cinque rappresentanti delle tribù canadesi, arrivati alla Festa di Madre Terra da ogni latitudine del loro Paese: Murray Small Legs (Black Foot), Ed Bryant (Tsimshian), Willyam Kennedy (Assiniboyne), A. Petie Chalifoux (Cree) e Claudia Haddad (Mi’Kmaq). Le loro voci parlano a nome del movimento Idle No More, quando è nato, perché e come sta crescendo, entro e oltre i confini del Canada.

 


TESTIMONIANZE DEI NATIVI CANADESI


In forza dei trattati stipulati nel 1877 con le nazioni Native, il governo canadese si sarebbe dovuto occupare del sistema sanitario, dei diritti di caccia e di pesca e dell’assegnazione di unità abitative per i Nativi, ma nel 1967 è stato promulgato un documento, comunemente conosciuto come White Paper, con cui, in sostanza, si intendeva azzerare le tribù Native del Canada.
In virtù della White Paper i “diritti speciali” previsti dai precedenti trattati avrebbero quindi dovuto essere cancellati con una decisione unilaterale del governo e noi Nativi saremmo passati al livello di un qualsiasi altro cittadino canadese. Questo perché il mantenimento dei “diritti speciali” ha un costo molto alto, essendo ricavato dalle tasse pagate dai canadesi. In un primo momento, però, la White Paper è stata temporaneamente sospesa (non cancellata), in quanto ci avrebbe costretto a pagare le tasse pur abitando nelle Riserve. La questione è che se lavoriamo all’interno delle Riserve, noi Nativi non paghiamo tasse, ma se invece lavoriamo al di fuori le paghiamo come tutti gli altri cittadini canadesi.
Nel novembre dello scorso anno, il ministro Harper ha promulgato il decreto Bill C-45, con 28 emendamenti di modifica della Costituzione. Uno degli emendamenti riguardava proprio l’assegnazione dei territori Nativi nell’ambito delle Riserve. Con questa modifica ora è molto più facile per il governo appropriarsi dei territori delle 322 Riserve, assegnati ai Nativi in forza dei precedenti trattati. Il movimento di protesta Idle No More (mai più passivi), nasce proprio a seguito di questo decreto legge che purtroppo ha già completato il suo iter nell’ambito del Parlamento canadese. Ma un altro degli aspetti del Bill C-45 è che avrà un impatto negativo non solo su noi Nativi, ma anche su tutti gli altri cittadini oltre che sull’ambiente, poiché prima del decreto esistevano oltre 300 aree protette, dove era proibito lo sfruttamento delle risorse naturali ed ora, invece, queste aree si sono ridotte ad appena 80. Quando sono tornato in Canada, nei mesi di marzo e aprile, ho visto che erano già iniziati degli spot televisivi che, in modo molto accattivante, spiegavano come fosse giusto sfruttare le risorse di queste aree.
Murray Small Legs (Black Foot)

 

Arrivo dalla costa nord-occidentale del Canada, dalla British Columbia, quindi dico “Dio salvi la Regina”, ma prima salvi i miei capelli. Dovete sapere che la maggior parte delle popolazioni indigene di quest’area non si sono mai arrese e non hanno mai firmato trattati o raggiunto accordi con il governo. In pratica non siamo mai stati passivi. Quando ero giovane i miei nonni mi hanno insegnato la bellezza e i valori del nostro territorio e non c’è niente a questo mondo che possa sostituire o comprare ciò che per me e la mia gente è insostituibile e impagabile: la nostra terra.

Da quando è nato il movimento Idle No More, durante i miei viaggi, molte persone hanno chiesto informazioni ed io non ho mancato mai di sottolineare quanto i poteri politici, economici e mediatici stiano cercando di nascondere e oscurare, non solo in Canada, quella che è la verità dei fatti. Una verità che adesso si sta diffondendo attraverso i social network e in tutta la Rete, dove le istanze legate al movimento Idle No More sono state già tradotte in molte lingue, in modo da poter essere diffuse il più possibile. Ho constatato che tra i gruppi di sostegno più attivi alla nostra campagna ci sono la Germania e l’Italia.
Farò tutto quel che posso per difendere la mia terra, i miei figli, le generazioni future e sono molto orgoglioso di trovarmi qui, assieme a questi fratelli e sorelle Native, che possono essere considerati a tutti gli effetti i guardiani e i custodi della nostra terra.
Ed Bryant (Tsimshian)

 

Protecting the Sacred One Step at a Time – Tar Sands Healing Walk 2013 from Zack Embree on Vimeo.

 

Noi Nativi qui presenti arriviamo da diverse parti del Canada, ma sappiamo tutti bene che impatto negativo abbia causato il nuovo decreto del governo canadese riguardo allo sfruttamento delle risorse energetiche e anche riguardo alla ricerca di nuovi giacimenti petroliferi, ma soprattutto quanta devastazione produrrà questo nuovo oleodotto che la multinazionale Enbridge sta costruendo, facendolo passare attraverso i territori e i siti sacri del mio popolo. 

Provengo dall’area sud-orientale del Canada e quando, nel 1999, lasciai il mio Paese per venire in Europa a lavorare, ricordo un territorio simile ad un oceano di erba e colline; ma quando sono tornato a casa l’ambiente era completamente cambiato, devastato: l’oleodotto era stato costruito e ovunque spuntavano le sagome orribili di enormi trivelle. Hanno dissacrato le nostre terre, distrutto le rocce scavandole, frantumandole, senza alcun rispetto per ciò che abbiamo per noi e per ciò che abbiamo da offrire. Nonostante ci siano regole e leggi che hanno lo scopo di salvaguardare l’ambiente, queste non sono affatto seguite. Rifiuti e detriti vengono gettati nel corpo della nostra Madre Terra, che sta morendo avvelenata.
I trattati stipulati nel 1877 rappresentano anche una tutela per le nostre terre, i fiumi, i laghi, le foreste. Non abbiamo granché nelle nostre comunità, ma quel poco che abbiamo cerchiamo di condividerlo. Il dono più grande che abbiamo è la nostra Madre Terra, ma le sue risorse vengono depredate e i trattati ancora una volta violati e calpestati, ma la nostra gente comincia ad essere stufa di tutto ciò, per questo è nato il movimento Idle No More.
È molto difficile fare breccia nell’informazione pubblica, perché la società canadese non è molto interessata a questi problemi, quindi abbiamo iniziato a rivendicare i nostri diritti e a promuovere le nostre istanze attraverso dei raduni pubblici, affinché si potesse esprimere il pensiero della mia gente. Ci siamo ritrovati a manifestare soprattutto nei luoghi più affollati, nei centri commerciali e davanti agli uffici governativi.
La protesta Idle No More ci ha aiutato anche a fare un lavoro di introspezione: guardare dentro noi stessi per capire cosa avrebbe comportato e dove ci avrebbe portato questo movimento. La maggior parte dei canadesi non-indiani pensa che i Nativi che hanno stipulato i trattati col governo vivano praticamente gratis e che abbiano un’esistenza facile e piacevole ma, soprattutto, poco costosa. Questo ovviamente non è vero. Però grazie ai social network il movimento si è diffuso rapidamente in un’area molto vasta.
Quando a febbraio sono tornato a casa ho potuto avvertire, in maniera molto tangibile, il razzismo e l’animosità dei non-indiani nei nostri confronti. È come se loro si sentissero pugnalati alle spalle dalla nostra protesta. Non trovo una parola adeguata per esprimere il trattamento orribile a cui ci stanno sottoponendo i canadesi bianchi. Adesso, se andiamo in un ristorante non veniamo serviti e ci vengono continuamente indirizzate parole cattive e insulti. Ci dicono: “perché non ve ne state a casa vostra?”, ma noi siamo già a casa nostra. Questa brutalità quotidiana ci ha fatto capire che purtroppo la società canadese non è cambiata. In queste centinaia di anni è rimasta la stessa, da sempre ostile ai Nativi.
Willyam Kennedy (Assiniboyne)

Nel trattato 38, riferito al territorio dove vivo, a Vancouver, i nostri antenati hanno scritto che ciò che era definito in quel trattato avrebbe avuto valore finché il sole avrebbe continuato a splendere, l’erba a crescere e l’acqua a scorrere. Quel trattato contiene una lista di 20 promesse concordate col governo e da esso sottoscritte. Ma c’è ancora una promessa, non scritta, che purtroppo si sta realizzando: quella che il governo avrebbe fatto di tutto per toglierci ciò che abbiamo. Il movimento Idle No More serve per far rispettare le promesse che ci sono state fatte ma che non sono state mantenute.
Dopo un lungo lavoro per sensibilizzare e rendere consapevoli le popolazioni Native di Vancouver, è stata fatta una grande marcia di protesta per portare il movimento, le sue ragioni e i suoi obiettivi a tutte le persone appartenenti alle First Nation, anche nei sobborghi della città. Naturalmente ai non-indiani questa marcia non è piaciuta affatto, al contrario, hanno cercato di boicottarla, disturbarla e impedirla in ogni modo. Dopo molte alte iniziative, finalmente, anche persone non-native hanno iniziato a comprendere e si sono unite al movimento. Il raduno più grande è stato fatto a Edmonton, la capitale dell’Alberta, all’interno di un grande centro commerciale, dove si è organizzata una grande danza di protesta a cui hanno partecipato tutti, danzando senza distinzione di età, sesso o tribù di appartenenza. Tutti hanno danzato assieme in una grande parata che ha attraversato il centro commerciale. La gente non-indiana che era lì sembrava molto spaventata per questa protesta, soprattutto i negozianti. Si è spiegato ai tanti media presenti che la nostra non era una rivolta cattiva o violenta, ma che semplicemente volevamo comunicare le nostre giuste rivendicazioni.
Nell’arco di un anno ho visto il movimento crescere, accumulare energie ma, adesso, ci troviamo in una fase discendente. Per quanto ne so non c’è stato nessun cambiamento nell’atteggiamento del governo, ma comunque noi non ci arrenderemo mai.
A. Petie Chalifoux (Cree)


Attualmente vivo tra l’Italia e gli Stati uniti, questo però non significa che non sia consapevole di ciò che sta accadendo nella mia terra di origine. La multinazionale Enbridge ha già portato i suoi macchinari nella Riserva dove sono nata, perché sono convinti di trovare giacimenti di gas naturale. Così si preparano ad effettuare dei test chiamati freaking, che sono un processo di distruzione a tutti gli effetti. Vogliono inserire delle tubature sotto la crosta rocciosa, sul fondo del lago, utilizzando sia la pressione idrica che gli esplosivi, in modo da frantumare la roccia e liberare il gas. Questo metterà a repentaglio il patrimonio ittico, la pesca, inquinerà l’acqua e tutta l’area circostante, ma la Enbridge di tutto ciò non si preoccupa. Loro cercano solo di affabulare e corrompere col denaro i capi della Riserva, ma la nostra gente è troppo intelligente e non permetterà che ciò accada. Al contrario, due mesi addietro si è deciso di bloccare le strade e le vie d’accesso alla Riserva, per fermare i grandi automezzi e i macchinari della Enbridge.
C’è stata una repressione brutale della Royal Police, con episodi di violenza e molte donne sono state picchiate, perché la forza della nostra Nazione risiede soprattutto nelle donne. Tante di loro sono state arrestate e rinchiuse in prigione, tuttavia la ribellione non è cessata. Ci sono stati appelli in internet verso tutte le popolazioni native, per chiedere loro di andare a vedere cosa stava accadendo e ciò che la mia gente stava e sta subendo.
Il 12 giugno sono rientrata dagli Usa con un gruppo di donne Native e siamo arrivate fino al confine del Maine, ma non ci hanno lasciate entrare perché eravamo considerate delle ribelli. È una cosa orribile, il governo canadese sta facendo di tutto per impedire alla gente di entrare in quell’area. Ed io non posso tornare nella mia terra per vedere cosa sta accadendo. Normalmente questa è un’area molto libera perché ci sono persone che vivono in uno Stato e lavorano nell’altro, quindi attraversano quotidianamente il confine; ma dopo questa protesta la zona è stata blindata e presidiata. Abbiamo un trattato (trattato J) che permette a coloro che vivono nei pressi del confine tra Usa e Canada di attraversarlo senza problemi, ma adesso anche questo trattato viene violato dal governo canadese. Ci hanno chiesto se portavamo armi, se nascondevamo denaro o quale fosse lo scopo del nostro viaggio, ma pure se gli abbiamo detto che stavamo semplicemente tornando a casa perché apparteniamo a quella Riserva, non ci hanno fatte passare.
Idle No More non è importante soltanto per la gente Nativa, ma è un movimento che serve anche a ogni popolo di questa terra, perché attualmente molte nazioni, in Europa e nel mondo, hanno i nostri stessi problemi. Perciò Idle No More tocca tutti, nativi e non-nativi, perché se non sapremo ribellarci a questo sistema non ci sarà futuro per la nostra Madre Terra, per la nostra salute, per i nostri figli e per tutti coloro che verranno dopo. Se continueremo a restare passivi, arriverà il giorno in cui non ci sarà più una terra su cui vivere e non ci saremo nemmeno noi.
Claudia Haddad (Mi’Kmaq)

 

La spiritualità dei nativi non è in vendita

Tanta gente è alla ricerca di una strada che la porti a conoscere la propria spiritualità. Molte di queste persone, per questo, vengono a incontrare noi Nativi d’America, forse perché il mondo ha raggiunto quella che noi chiamiamo “bancarotta della spiritualità”. Insomma, sono insoddisfatti di quello che le loro dottrine e religioni non riescono a dare o a mantenere. Così, in molti, vogliono imparare ad usare la pipa o a conoscere le nostre cerimonie. Poi, una volta che sono stati accolti, parecchi se ne tornano nelle Americhe e in Europa e iniziano a celebrare per conto proprio. C’è una cosa però che devasta questa pratica e la corrompe nel più profondo: il denaro! Loro mettono un prezzo, si fanno pagare per partecipare a cerimonie che dovrebbero restare gratuite. Su internet troverete in quantità industriale soggetti che, ovviamente, sostengono di essere stati formati e autorizzati da qualche uomo-medicina e c’era un tizio che per un week end spirituale chiedeva addirittura 2.000 euro a persona. Molti anziani Lakota e di altre tribù si sono stancati di questo, perciò hanno stilato una sorta di dichiarazione di guerra contro gli sfruttatori della spiritualità Nativa; ma la nostra spiritualità non è in vendita e se trovate persone che vi chiedono soldi per partecipare a una cerimonia, scappate lontano da loro più che potete.
Gilbert Douville (Lakota)

 

04 A. Petie Chalifoux 06 Murray Small Legs 07 Murray Small Legs 10 Ed Bryant 12 Willyam Kennedy 15 A. Petie Chalifoux 16 A. Petie Chalifoux 17 Claudia Haddad 18 Claudia Haddad 19 Gilbert Douville

 

 

IDLE NO MORE – LINK

sito ufficiale:
http://www.idlenomore.ca/

facebook:
https://www.facebook.com/IdleNoMoreCommunity

foto e video:
http://www.huffingtonpost.ca/news/idle-no-more/

in Italia:
http://www.hunkapi.it/

http://www.nativiamericani.it/?p=9201

* traduzioni a cura di Camilla Novelli

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