La mutazione del debito tra società egualitarie e società del dominio (di Andrea Staid)

In una società sempre più ingiusta e piena di uomini sempre più indebitati mi sembra interessante provare a capire la mutazione storica del concetto di debito. Purtroppo dovrò farlo in due pagine e dovrò dare per scontato molte cose sulle società primitive, ma se avete letto Le società contro lo stato di Pierre Clastres non avrete difficoltà a capire.
Nelle società primitive il capo, o il big-manconquista il potere lavorando, indebitandosi con il suo popolo, questo è accertato da molti studi etnografici. Sappiamo che non può sfruttare gli uomini e le donne della sua comunità per la produzione di surplus perché non può esercitare il potere di comando-obbedienza e quindi è costretto a sfruttare se stesso, le sue donne e i parenti stretti, si crea una sorta di auto-sfruttamento del big-man e non sfruttamento della società da parte del big-man che non può costringere gli altri a lavorare per lui.
È fuori questione dunque, in tali società, una divisione del corpo sociale secondo l’asse verticale del potere politico: nessuna divisione in una minoranza di dominanti (il capo e i suoi clienti) che comanderebbe e una maggioranza di dominati (il resto della comunità) che ubbidirebbe. Le società melanesiane ci offrono piuttosto lo spettacolo opposto. Per quanto si possa parlare di divisione, ci si accorge in effetti che, se divisione c’è, è solamente quella che separa una minoranza di lavoratori ricchi da una maggioranza di fannulloni poveri: ma, e qui si toccano i fondamenti stessi della società primitiva, i ricchi sono tali solo grazie al loro lavoro, i cui prodotti sono consumati dalla massa oziosa dei poveri. In altri termini, la società nel suo insieme sfrutta il lavoro della minoranza che circonda il big-man (Pierre Clastres prefazione in Marshall Shalins,Economia dell’età della pietra, Bompiani, Milano, 1980).
La domanda spontanea che nasce è perché un uomo nella società primitiva decide di essere un capo se deve lavorare più di tutti? Per trovare una valida risposta dobbiamo porre particolare attenzione alle ricerche etnografiche di Pierre Clastres e Marshal Shalins per capire la differenza che passa tra prestigio e potere coercitivo.
Porre la questione del potere politico nelle società primitive ci obbliga a considerare la chefferie all’esterno del potere e a riflettere su questo dato immediato della sociologia primitiva: si è leader ma senza potere. In cambio della sua generosità cosa ottiene il big-man? Non certo la realizzazione del suo desiderio di potere, ma la soddisfazione del suo orgoglio, non la capacità di comandare, ma l’innocente godimento di una gloria che si sforza di alimentare. Lavora, letteralmente, per la gloria: la società gliela concede volentieri occupata com’è ad assaporare i frutti del lavoro del capo.
Gli adulatori vivono alle spese degli adulati. Dal fatto che il prestigio non procura big-man nessuna autorità ne consegue che non si può vedere in lui il primo gradino nella scala del potere politico e che, a torto, si credeva di individuare in lui il luogo reale del potere(Ibidem).
Per questo è importante parlare del debito, quell’obbligo di generosità al quale non può non sottomettersi il capo primitivo. Il debito nella società senza stato è un contratto tra il capo e la sua tribù, il capo riceve gratificazioni che soddisfano il suo narcisismo ma in cambio deve continuamente donare alla società.
L’obbligo di generosità contiene in se stesso un principio ugualitario che mette in condizioni di uguaglianza i partner: la società offre il prestigio, il capo l’acquista in cambio di beni (Ibidem).
Per il capo il suo obbligo di generosità è, a tutti gli effetti un dovere, cioè un debito. Il leader è in situazione di debito rispetto alla società in quanto ne è leader.
Di questo debito non si può liberare almeno per il tempo che vuole continuare a fare il capo: appena cessa di esserlo anche il debito viene cancellato, perché contraddistingue esclusivamente la relazione che unisce chefferie e società. Al centro della relazione di potere si stabilisce la relazione di debito.
Ricapitoliamo: le società primitive sono società senza organi di potere separati, ma non sono società senza potere, al contrario, rifiutando la separazione del potere dalla società, la tribù mantiene con il suo capo una relazione di debito in quanto è proprio lei che si trova detentrice del potere e che l’esercita sul capo. La relazione di potere esiste tra il capo e la tribù: è il debito che il leader deve pagare in eterno.
L’eterno indebitamento del capo garantisce che rimanga esterno al potere, che non ne diventi l’organo separato. Prigioniero del suo desiderio di prestigio, il capo selvaggio accetta di sottomettersi al potere della società pagando il debito che costituisce ogni esercizio di potere. Intrappolando il capo nel suo desiderio, la tribù si assicura contro il rischio mortale di vedere il potere politico staccarsi e ritorcersi contro di essa: la società primitiva è la società contro lo Stato. 
Poiché la relazione del debito appartiene all’esercizio del potere, bisogna essere in grado di scoprirla dovunque si eserciti il potere.
Da queste considerazioni possiamo capire come la questione del debito e la sua mutazione storica è centrale per capire la nascita del potere coercitivo, del dominio di pochi sulla comunità.
Emerge chiaramente che in una qualsiasi società chi detiene il potere lo esercita imponendo a quelli che lo subiscono il pagamento di un tributo.
Detenere il potere e imporre un tributo sono tutt’uno e il primo atto di un despota consiste nel proclamare l’obbligo di pagarlo. Segno e verità del potere, il debito attraversa da parte a parte il campo della politica, è immanente al sociale in quanto tale.
Il debito è una fondamentale categoria politica per capire il grado di eguaglianza nelle società. La natura della società cambia con il senso del debito. La rottura nel senso di circolazione del debito opera tra le società una divisione fondamentale fra società a potere diffuso, egualitarie e società del dominio.
Se la relazione del debito va dalla chefferie verso la società, significa che resta indivisa, che il debito risulta distribuito omogeneamente sul corpo sociale. Se, invece, il debito muove dalla società verso la chefferie, significa che il potere si è separato dalla società per concentrarsi nelle mani del capo, che l’essere ormai eterogeneo della società conferma la divisione in dominanti e dominati. 
Il debito oggi è asservimento, nella società primitiva era esattamente il contrario, il debito era del capo, era la negazione del concetto di schiavitù, una pratica usata dalla comunità tutta per limitare il potere del capo e l’emergere del dominio, nelle società primitive il capo è indebitato, nelle società statali è il popolo indebitato con il capo e questo contribuisce in modo sostanziale a creare l’asservimento e l’obbedienza.

Andrea Staid (A, rivista anarchica)

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