“La Sindrome di Mary Poppins” (di Luisa Barbieri)

“La Sindrome di Mary Poppins”

 di Luisa Barbieri

Le storie di Mary nascono dall’intreccio di mille storie di donne raccolte negli ultimi 27 anni.
Sono storie che lei ha raccolto e gelosamente custodito in quell’enorme borsa magica senza fondo che l’accompagna in ogni dove … soprattutto quando “cambia il vento” e …il vento cambia quando qualcuno le chiede aiuto.
Mary non può sottrarsi dal ruolo della nanny, ha bisogno lei, per prima, di prendersi cura di chi ama, a costo di non vivere la sua vita.

La nostra Mary la immagineremo con la tipica silhouette disneyana, perché è a quella Mary Poppins, che Disney reinventò prendendo spunto dall’omonimo  libro scritto da della Pamela Lyndon Travers e illustrato da Mary Shepard, a cui ho fatto riferimento quando ho inteso parlare di “Sindrome di Mary Poppins”.

Schermata 2014-09-25 alle 13.03.10

Quella Mary è entrata nell’immaginario di milioni di donne e si è fatta portatrice della cultura della Donna-Nanny : una miscellanea di modernità orientata verso il costante cambiamento, di antiche “magie”, di ruoli definiti ed inossidabili, tanto da sembrare i binari entro i quali uomini e donne corrono, a volte senza riuscire ad incontrarsi, ma riuscendo a marciare a tratti come paralleli ed in sintonia con un progetto comune.

 Ma che cos’è la sindrome di Mary Poppins ?
È un modo di essere, per lo più femminile, che  si esprime attraverso l’insieme delle caratteristiche, individuali e/o ambientali, che agiscono simultaneamente (e da qui la sindrome).
L’azione simultanea di diverse variabili su di un terreno psichico specifico crea quelle Mary Poppins nelle quali tante donne potrebbero riconoscersi

Quante donne da sempre vivono il ruolo della nanny … coi loro genitori, coi loro uomini, coi loro figli… coi loro amici, coi colleghi… col e/o attraverso il lavoro ?
Il più delle volte le nostre Mary sono le “solutrici” dei problemi altrui, sono sempre in prima linea, non mollano mai … sono “magiche”
In alcuni casi la sindrome può trasformasi in un nemico che può provocare autolesionismo e/o vissuto di svuotamento con tutta la sofferenza che solo un nemico che fa parte di te può provocare.

Mary può riuscire ad affermarsi nel contesto sociale, ma il più delle volte se ne sente avulsa, tanto che il suo stesso modo di essere può arrivare a creare disagio o disappunto, se non, invece, rappresentare un tassello del cambiamento volto all’umanizzazione.

É indiscusso il fatto che tutti noi viviamo in un contesto sociale ottuso, competitivo, individualista, anafettivo e, al contempo, carico di indotti esistenziali imposti con l’ausilio di manipolazioni dalle quali è difficile prendere le distanze, ecco che Mary esprime una serie di comportamenti, di pensieri, di obiettivi di vita che se applicati al reale, risultano essere distonici a ciò che, invece, il sistema di appartenenza pretende, ecco che spesso Mary viene “punita”.

Mary Poppins è una tata, o se vogliamo dirla all’inglese, una nanny molto, molto speciale, con la sua “magia” riesce a modificare le dinamiche relazionali all’interno della famiglia cui fa riferimento, tanto per citare si pensi alla famiglia di Mr. Banks così ottusamente inserita nel contesto sociale londinese  dominato dalla nuova borghesia. Una borghesia che denuncia l’inizio della corsa sfrenata all’accumulo di denaro, all’esaltazione del potere bancario tanto potente quanto effimero  (oggi possiamo testimoniare quanto e come le banche e le loro dinamiche perverse abbiano inficiato il mondo); una borghesia in movimento, incanalata nella corsa alla meccanizzazione, quale valore primario del sociale, una meccanizzazione che, oggi possiamo dire, è riuscita ad invadere e modificare i valori portanti le relazioni umane, annullandoli a rapporti contrattuali sorretti da calcoli e proiezioni di profitto.

Mary usa la sua esperienza “magica” per comprendere, accogliere, modificare la sofferenza, e crea nell’immaginario del suo interlocutore la possibilità di essere ciò che è, seppure rimanendo dentro quello stesso mondo che percepiva ostile o lontano: credere nel cambiamento, agire il cambiamento è il cambiamento.

Mary è, come tutti coloro che tendono verso il movimento umanizzante, una rivoluzionaria “fricchettona”, una pacifista attiva volta alla salvaguardia del benessere dell’altro: “quando cambia il vento può succedere che arrivi Mary” e quando “cambia il vento”  è la metafora della presa di coscienza dell’avere un problema da risolvere e della conseguente acquisizione della capacità di chiedere aiuto … allora si percepisce il bisogno di Mary!

Mary riesce a creare un ambiente fisico e mentale adeguato ad ogni situazione: utilizza l’immaginario calandolo nel reale ed investendolo del potere di passare motivazioni vitali ed emozioni, sostiene ed accende valori umani dimenticati o mai imparati.

É in grado di mostrare il mondo da un altro punto di vista … cambiando così la risposta che ognuno di noi dà al mondo, cambiando così la dinamica che sorregge il mondo … questa è la vera magia!

 

.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *