Sette Domande a PEPPE VALENZA

Sette domande per conoscere un po’ meglio Peppe Valenza, illustratore poliedrico dalla grande esperienza.

A che età e cos’era il primo disegno che ti ha fatto dire “wow! voglio disegnare!” ?

Ho iniziato molto presto, come tutti i bambini, i primi lavori di un certo “spessore” sono arrivati intorno ai cinque, sei anni; in casa giravano molti fumetti della Bonelli, Tex Willer sopratutto. Un mio disegno a penna di Kit Carson intorno ai sei, sette anni ha colpito a tal punto mio padre che se lo è conservato nel portafogli fino alla morte. Crescendo, e già dall’adolescenza, il sentirmi dire “BRAVO” da parenti e amici è stata la scintilla che mi ha fatto intraprendere questa strada, una sensazione di benessere e appagamento che dà assuefazione come una droga.

Il tuo rapporto con l’illustrazione: quando, come, perché.

Intorno ai 18 anni, quando quasi per caso e attraverso conoscenze, ho cominciato a fare prima qualche lavoretto di grafica, poi qualche dipinto, qualche murales dentro i locali notturni, collaborazioni con Architetti, qualche quadro, insomma tutta una serie di circostanze che mi hanno fatto ottenere qualche soldo in cambio di ciò che amavo di più fare. Una bella sensazione e la scelta di lasciare l’università, poi sono arrivati anche lavori più importanti.

C’è un illustratore o un artista che ti ha particolarmente influenzato o che rappresenta per te una “guida”?

I miei preferiti sono tutti fumettisti, in assoluto Magnus, ma anche Sergio Toppi, Tanino Liberatore, Hugo Pratt e anche Giorgio Cavazzano. in generale quelli che fanno cose belle, capolavori, ti spingono a voler essere come loro.

Tra gli illustratori contemporanei quali sono quelli che ami di più?

Mi piacciono molto i lavori di Benjamin Lacombe, anche se ha uno stile molto diverso dal mio, anzi forse proprio per questo. Mi piace moltissimo anche Massimiliano Frezzato…e tanti, tanti altri.

Se tu potessi dare un consiglio al te stesso di 10 anni fa, cosa ti diresti?

Trovati un Lavoro Statale! A parte gli scherzi la vita da impiegato statale la immagino più “comoda”. Sicuramente vivere del proprio lavoro, soprattutto se “artistico” non è facile…in assoluto mi consiglierei di non fare scelte a metà, cosa che spesso la vita borghese ti porta a fare. Per esempio se vuoi vivere d’Arte devi sceglierlo fino in fondo, io dieci anni fa (o giù di lì) ho avuto due figli, avere figli poco si confà col fare “scelte radicali”.

Potendo partecipare ad un workshop “a tu per tu” con un grande artista del passato, chi sceglieresti e perché?

Davvero..? Posso..? CARAVAGGIO…mica vorresti chiedermi perché.?

Cinque aggettivi per descrivere il tuo stile.

Leggero, Preciso, Lineare, un po’ Schematico, magari Inconfondibile…

Ho vinto qualche cosa..?

 

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